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La morte di Sconcerti. Ulivieri: "Un uomo necessaro"

Una morte improvvisa, un vuoto enorme. Mario Sconcerti, 74 anni, fiorentino, è scomparso sabato 17 dicembre a Roma mentre era ricoverato da qualche giorno in ospedale, a Tor Vergata, per alcuni accertamenti, in attesa di dimissioni previste per l’inizio della prossima settimana. Una crisi cardiaca lo ha strappato ai suoi cari, agli amici, ai tanti colleghi e alla grande comunità di lettori e telespettatori per i quali rappresentava un sicuro riferimento.

Figura storica del giornalismo sportivo italiano, già direttore del Corriere dello Sport e del Secolo XIX, fondatore delle pagine sportive della Repubblica (valorizzando ancor di più le firme con lui: da Gianni Brera a Gianni Mura, da Mario Fossati a Emanuela Audisio), vice direttore della Gazzetta dello Sport, è poi stato a lungo un volto noto di Sky e della Rai e successivamente delle trasmissioni sportive di Mediaset. Era in questo momento il primo commentatore del Corriere della Sera. Nel corso della sua carriera era stato anche amministratore delegato della Fiorentina di Cecchi Gori, una parentesi professionale che Sconcerti ha definito «la più bella della mia vita» nonostante siano stati quelli mesi burrascosi, resi importanti dalla sua scelta di lanciare come allenatore un giovane Roberto Mancini. Scrittore, studioso, inviato, uno straordinario interprete del suo tempo.

Il presidente dell’Aiac, Renzo Ulivieri, ha accolto con particolare dolore la notizia della morte di Sconcerti: «Il mondo del calcio italiano e quello del giornalismo perdono un uomo necessario. Necessario per la sua intelligenza, per le sue idee, per il suo punto di vista acuto, per le sue posizioni, anche critiche ma mai banali o interessate. Io perdo un amico e un compagno di strada e di vita».

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